Per i
Venerdi del libro, questa settimana vorrei proporvi di entrare
Nei panni di Zaff e di dirmi come vi ci troviate.
E' fondamentale mettersi nei panni altrui, specialmente quando vogliamo
comprendere l'
altro.
Ho già scritto dei libri di
Manuela Salvi, raccontandovi di
Beelinda, una pecora davvero speciale che, stanca di una vita passata a mangiare a testa bassa, decise di andare in cerca di novità e libertà.
Sono rimasta affascinata dal lavoro di
questa autrice ed ho voluto leggere anche di Zaff, un bimbo con un desiderio un po' particolare:
diventare una principessa!
"... Ma Zaff, tu 6 maschio!
Puoi fare il re, il principe, il meccanico, l'ingegnere, il maresciallo dei carabinieri...
ma la principessa proprio no!"
E' così?
Cosa accade quando un bambino vuole sperimentare qualcosa fuori dal comune?
Zaff è colpito da commenti sulla sua persona quando esprime il suo desiderio ("sarai mica ...." e a seguire una serie di luoghi comuni), lo ferisce la violazione della sua integrità, la sua giovane identità in formazione soffre, la sua libertà di scegliere cosa vuole fare ed essere è messa in dubbio: l'autrice fa parlare con accorata partecipazione un piccolo cuore ingenuo, incredulo di tanta cattiveria gratuita.
In fondo lui non vuole fare del male a nessuno, perché tanta ostilità?
Gridano,
si strappano i capelli
e guardano Zaff come se fosse
un mostro peloso
a 8 zampe!
"Un mostro???"
pensa Zaff
e quasi quasi
gli viene da piangere...
Il problema è solo negli occhi di chi guarda, che restituisce a Zaff un'immagine spaventosa.
Sarà una nota principessa di un'altra favola, desiderosa di abbandonare l'etichetta di corte e poter giocare libera come un maschio, a riportare giustizia e buon senso in questa storia e a convincere tutti che è bene che ognuno coltivi, libero dai vincoli dei giudizi altrui, i propri desideri e modi di sentire perché non c'è niente da perdere per nessuno nel farlo.
Un tocco di magia farà sì che ognuno possa essere e diventare cosa vuole mentre gli altri si occuperanno dei casi propri.
Prevale un messaggio di speranza e rispetto, in un quadro di grande allegria a misura di bimbo.
E scoprirono il segreto per vivere felici e contenti.
Essere ciò che sentivano di essere senza vergognarsene mai.
Manuela Salvi sviluppa il tema della libertà di essere in base al proprio sentire in modo attento ed efficace, con delicatezza ed equilibrio.
Considero questo libro
un piccolo capolavoro: forse il primo in tutta Europa a toccare un tema così originale e controverso, è un progetto con una storia articolata alle spalle, cullato dall'autrice per anni, pensato con mille premure, rivisto e ridiscusso con psicologi e pedagogisti, eppure la sua forza, oltre all'equilibrio e alla misura, è che risulta curioso e divertentissimo per piccoli e grandi lettori.
Non c'è tensione o malizia, perché quello che emerge è il mondo autentico delle emozioni del piccolo protagonista, entriamo davvero nei suoi panni e possiamo percepire con lui stupore, dolore, dispiacere... e poi misurarci con l'incapacità di capire le reazioni di chi giudica e deride.
E' a mio parere
una pubblicazione importante, intrisa della saggezza e immediatezza che caratterizza le esternazioni spontanee dei nostri bambini davanti a situazioni cruciali.
Riesce a stupire pagina dopo pagina. Risulta per esempio molto originale l'idea di chiudere la storia con un'intervita a Zaff sulla sua vita da principessa e alla ex principessa nelle sue nuove vesti, i bimbi si dichiarano soddisfatti e non escludono di cambiare ancora panni, perché, come tutti i bimbi lasciati liberi di fare esperienze, potranno decidere di volerne fare altre e diverse ancora in futuro.
Il testo è illustrato da
Francesca Cavallaro, anche in questo caso è interessante leggere
la sua biografia, sfogliare
il suo lavoro, conoscere
il suo modo di vedere i bambini, infine sul suo sito possiamo anche vedere
qualche immagine catturata dal libro.
Conoscere qualcosa degli autori e illustratori di un libro aggiunge preziosi dettagli e nuovi punti di vista per apprezzarlo, ma in questo caso davvero non serviva perché è un libro davvero ricco di suo.
Riflessioni a margine
Ho scelto di parlarvene oggi perché un'amica carissima mi raccontava che il suo piccolino è stato attaccato ai giardinetti perché aveva le unghie colorate dopo aver giocato con la sorella maggiore a dipingersele... il piccolo ha in realtà ignorato la giovane inquisitrice che lo incalzava con giudizi poco lusinghieri, chiedendosi forse solo perché fosse così alterata e che volesse da lui, mentre la sua mamma rifletteva sull'aggressività nei confronti di chi esce dalle strade più battute e si chiedeva cosa sia giusto fare, da genitore, in questi casi.
Non è il primo episodio del genere di cui sento da amiche e conoscenti: un'altra amica ha proibito al figlio di mettersi indumenti rosa alla scuola materna per evitare lo scherno dei più grandi, preoccupata che potesse diventare qualcosa di troppo pesante da sopportare per lui che era appena arrivato dal nido.
Piccoli omofobi crescono e dalla primissima infanzia esistono
regole non scritte che prescrivono comportamenti accettabili in base al genere di appartenenza?
Sono triste e preoccupata: mi immagino famiglie dove sia inaccettabile che un bimbo giochi con la sorella a dipingersi le unghie - e tanto meno esca di casa con le prove addosso di un tale disdicevole comportamento! - o in cui si ritenga che vestire colori come il rosa mini la futura virilità di un piccolo maschio... Ma anche famiglie dove si è preoccupati che un gruppo di bulletti traumatizzi il proprio bambino per una banale preferenza di colore... ma è giusto soccombere, ratificando queste classificazioni circa i comportamenti omologati accettabili fin dalla tenerissima età?
Ci rendiamo conto della preoccupante deriva cui tutto questo porta?
Uppa in tempi non sospetti proponeva di iniziare fin dalla culla, non esponendo fiocchi di nascita azzurri o rosa ma arcobaleno, più radicale l'idea del
la crociata dei pinkstinkers. Io vedo il primo suggerimento come un
appiattimento, una soluzione che non mi piace, come non mi piace concettualmente vietare un colore a un bimbo: perché? cosa otterremmo?
Mia figlia ha avuto un periodo giallo, poi uno rosa, più spesso scegliamo insieme giochi e vestiti (io scelgo un paio di opzioni e lei ha l'ultima parola su quale delle due preferire, mi pare un buon modo di rispettare e sviluppare la sua autonomia, pur mantenendo io la responsabilità finale del peso dei capi, ecc) senza fissarci sul colore.
E se avessi un maschietto sarebbe lo stesso.
Giocherebbe anche con le bambole della sorellina se lo volesse o con lei a cucinare (da poco, se ci pensiamo, è stato sdoganato il concetto che anche i bimbi possano giocare a cucinare), come lei gioca con le ruspe giocattolo in spiaggia o con le macchinine e ha una bici da equilibrio da un anno e mezzo che ha voluto gialla e rossa, anziché rosa (però la prossima ha detto che la vuole rosa, e sarà accontentata).
Non trovo un senso nel proporre solo giocatoli unisex o negare che un bimbo abbia un'identità di genere, che però come lei/lui è in crescita e attraverserà diverse fasi, mi pare sensato seguire i gusti dei bambini (almeno) nella scelta dei giochi.
Le
differenze sono sempre una ricchezza, da condividere e "scambiare" qualora uno desiderasse fare esperienze anche lontane da quanto fa la media degli individui, un aggregato che è composto da tante unità, ognuna con una storia a parte, questa la peculiarità degli esseri umani.
Ma torniamo a riflettere sull'intolleranza che già i bambini dell'asilo dimostrano verso chi si mostra diverso: rilevo qualcosa di preoccupante con il quale come genitori ci troveremo a misurarci probabilmente e che comunque ci riguarda perché connota la società in cui viviamo
, una forma strisciante di violenza che si esprime a volte con sottili di giudizio, critica e censura, in altri casi proprio con atti aggressivi, forme di bullismo nei confronti di chi non si omologa ai comportamenti del gruppo.
Come si previene la violenza sottile del giudizio su chi si discosta dai comportamenti più comuni, come si combatte quando diventa bullismo?
Da dove inizia tutto questo? Cosa possiamo e dobbiamo fare?
Io penso che alcuni stimoli negativi arrivino dall'esterno, dalla società, dalla "cultura" del nostro tempo che vuole prodotti per bimbi che somigliano a miniature di quelli per adulti (come microscarpe con il tacco per 2 enni, per citare un esempio), dal
gruppo dei pari che pretende omologazione e contagia chi non se la sente o non ha abbastanza strumenti o sicurezze (o l'età) per essere diverso, ma sono ben più preoccupata dagli input che i piccoli
moralisti o
bulletti in erba hanno in seno alla famiglia.
L'esempio è lo strumento educativo più forte di tutti, i piccoli ci osservano e ci imitano.
C'era un bellissimo video che dimostra meglio di qualsiasi parola cosa intendo (
non guardatelo con i vostri piccoli accanto!!!)
Percepisco atteggiamenti di chiusura e censura da parte degli adulti che si occupano di chi dimostra poca tolleranza. Temo siano giovanissimi individui già minati delle sicurezze che dovrebbero avere confortati dall'amore senza se e senza ma dei genitori, se già così piccoli cercano conferme in rassicuranti luoghi comuni e comportamenti omologati che li tutelano dal giudizio altrui. Forse saranno bimbi rimproverati di continuo, forse saranno forzatamente contenuti quando, come tutti i bimbi, vorrebbero sperimentare, giocare, magari fare anche quello che noi adulti cataloghiamo come
piccolo disastro perché lasciarli liberi di esprimersi un po' complica le nostre vite spesso stressate e stressanti (che ne direbbe Munari, amato da molti di noi? "
Non toccare! Quante volte i bambini si sentono ripetere questa imposizione. Nessuno direbbe mai: non guardare, non ascoltare, ma pare che il tatto sia diverso, molti pensano che se ne possa fare a meno...").
Un'autrice che mi ha dato molto su cui riflettere,
Alice Miller, psicologa che ha molto scritto sull'infanzia e sulla violenza nella società, si è chiesta:
A quale prezzo psicologico si ottiene un bravo bambino?
I miei studi, le mie esperienze di vita, l'essermi confrontata con tante persone diverse, soprattutto il mio provare ad osservare il mondo tentando di mettermi all'altezza dello sguardo dei bimbi da che sono mamma
- Montessori docet - mi portano alle riflessioni che ho condiviso oggi.
Avevo promesso che nel blog avrei parlato del mio mondo e questo post introduce il mio modo di essere mamma e osservatrice curiosa e partecipata della società che ci circonda.
Se abbiamo la sensibilità per renderci conto che allevare esseri umani costellando le loro vite di limiti a volte poco rispettosi della loro vitalità ed esigenza di sperimentare, elargendo giudizi che minano la loro autostima fin dalla tenerà età, imponendo e imponendoci rigidità, che tra l'altro ci impediscono di sperimentare e crescere insieme a loro, in ultima analisi lasciando poco margine per la libertà dei piccoli con l'idea che i genitori possano essere o lassisti o autoritari - mentre c'è tutto un universo di soluzioni basate su altre valutazioni -, genera violenza nella nostra società, abbiamo il dovere morale di fare qualcosa.
Credo che si possa dare ascolto, empatia, amore incondizionato e sicurezza ai bimbi, senza mai dimenticare il nostro ruolo di adulti, ne' mettere da parte le nostre responsabilità.
Possiamo diffondere la cultura del rispetto dell'altro, qualsiasi scelta faccia.
Possiamo farlo con i nostri figli, ma anche con altri bambini (magari con quelli con i quali i nostri si confrontano, o che incontriamo nella nostra vita in tante occasioni), possiamo seminare tolleranza dove il terreno è fertile, magari potremmo portare in classe o ai giardinetti un bel libro come questo, e vedere come si trovano per primi gli educatori nei panni di Zaff, poi osservare i bimbi e infine.... vedere come reagiscono i loro genitori ed essere pronti al confronto, senza fare crociate, solo dimostrando che a pensarla diversamente non crolla il mondo, che i bambini hanno sensibilità da difendere, che devono essere liberi di sperimentare e questo non fa nessun danno in un ambiente di rispetto.
Forse incontreremo adulti cresciuti con l'idea che non si possa uscire da schemi imposti, che farlo può significare dover poi pagare un prezzo troppo alto, per esempio perdere l'amore delle persone che amiamo. Oppure potranno emergere paure comuni per il futuro dei nostri figli. O potremmo anche trovare altri che vorrebbero un mondo dove ogni individuo fosse libero di esprimersi, contenti di confrontarsi.
E voi? Che ne pensate?
Un grazie speciale a chi mi ha letto fino in fondo, scusatemi per la lunghezza dell'intervento, ma è un tema che mi è molto caro e ci sarebbe davvero tanto da aggiungere...
Gli altri Venerdì del libro sul mio blog sono qui.
Qui potrete trovare quelli di Homemademamma che ha avuto questa meravigliosa idea, le istruzioni per partecipare all'iniziativa e i link agli altri blog che hanno aderito.
Arrivederci al prossimo appuntamento!