Tranquilli, non vi sto per raccontare nel dettaglio dei pomeriggi angosciosi passati a tradurre
Cicerone (accidenti come sono fortunati gli studenti di oggi,
tutto è già pronto, però vuoi mettere la soddisfazione di fare
proprio tu la traduzione?) perché uno dei miei prof. di latino del liceo, molto
umano (Fantozzi docet), oltre a distribuire 3 come se piovesse durante improbabili interrogazioni di lettura in metrica a sorpresa (NB: senza aver
mai spiegato come si facesse! perché
"ragazzi qualche esame a fine anno lo devo dare, o gli altri professori poi mi fanno storie, quindi vediamo come ve la cavate [...ad improvvisare?]"), a volte qualche giorno prima del compito in classe ci
diceva e non diceva da dove avrebbe preso la traccia e Cicerone
lui lo amava molto...
Son esperienze che segnano, fatto sta che, forse anche perché poi abbiamo avuto una professoressa di tutt'altro genere che ci invitava a casa sua dopo le lezioni per preparare l'esame per la maturità che ci ha fatto appassionare alle sue materie, io quel libretto di Cicerone me lo son riletto in latino per conto mio successivamente. E preparando l'
ultimo quiz del giovedì mi è venuta di nuovo voglia di rileggerlo.
Questo post (e la dedica del quiz) nasce però per commentare il pensiero di una mia amica, una mia cara amica tra l'altro.
L'amicizia, come ogni cosa, non dura per sempre, ha scritto su un social network qualche giorno fa.
E da allora ci ripenso.
Purtroppo è vero.
Anche
questo interessante manifesto, che parla di felicità, mostra che i rapporti importanti finiscono, e lo fa con dovizia di rilevanze statistiche, di quelle che non lasciano dubbi (ma ansie sì). Fin qui nulla da eccepire, può essere molto doloroso ma dobbiamo mettere in conto che a volte nella vita facciamo esperienze che possono mettere una distanza insuperabile tra noi e persone con cui abbiamo condiviso molto in passato, semplicemente procediamo nel nostro cammino e loro magari restano fermi o vanno in altre direzioni.
E' anche vero che a volte poi ci si rincontra, perchè anche quando le strade che si prendono divergono, a volte i percorsi si ri-incrociano, o tornano a convergere, ma questo è un discorso a parte e non è che accada sempre. Con alcune persone è un continuo perdersi e ritrovarsi, forse questi sono gli Amici Veri. Forse. O forse per Amicizia a volte è necessario darsi degli appuntamenti, per raccontarsi delle strade che si sono prese e percorse, per vedere se c'è ancora quel qualcosa di speciale per cui ci si capisce al volo e mesi di silenzio non contano più, o se ci si è allontanati irrimediabilmente.
Nessun
"amico" offre se' stesso disinteressatamente
prosegue l'amica
in realtà quello che ci
muove è solo un egoistico bisogno di sentirci meno soli.
Da qui non sono più d'accordo.
Mi ha scosso questa frase, un po' perché era scritta da una persona cui tengo molto e
non mi va (che significa tante cose) pensi questo di
ogni rapporto di amicizia, compreso il nostro, un po' perché non mi va nemmeno che lei stia male, perché io leggo sofferenza in queste parole, un po' perché l'amicizia è per me stata a volte un tasto dolente, per cui ho iniziato a riflettere.
Forse è in quelle virgolette, che ho riportato testualmente apposta - spero l'amica non se ne abbia a male -, che si cela la sfumatura salvifica.
Un vero amico, senza virgolette, non ha rapporti meramente utilitaristici.
C'è dell'altro nell'Amicizia. Ci sono dei sentimenti di affetto che superano questo schema, che realisticamente, questo sì, rappresenta molti rapporti di amicizia di breve periodo, quelli con
semplici compagni di viaggio temporanei, o se vogliamo ci crescono sopra.
Sicuramente un rapporto di amicizia parte da una condivisione, in genere di esperienze o modi di sentire, poi però nei casi delle amicizie più importanti evolve.
Che sia lieve o importante questa condivisione di vita in genere determina lo spessore dell'amicizia, ma non è detto. Ho perso innumerevoli amici da palestra, ex colleghi di università o di lavoro, ma anche persone con cui ho condiviso riflessioni e momenti molto importanti. Ho invece annoverato tra gli amici più cari per tantissimi anni, e alcuni ancora resistono, quelli con cui traducevo Cicerone, ma anche quelli con cui ho condiviso passioni secondarie, tutto sommato, come l'amore per i viaggi vissuti come esperienze e fonte di confronto, di crescita personale, perchè dopo lunghe frequentazioni ci si è scoperti affini in tante altre cose, quel modo di guardare il mondo portava lontano.
Certo l'amicizia ha funzioni concrete, assolve a ruoli che si prestano a porgere il fianco a una visione di scambio se non proprio utilitaristica: si trova e offre conforto, supporto, e aiuto spesso, ma non è per questo solamente che si diventa, che si è, che si rimane amici e io ancora scorgo rapporti disinteressati. Non è solo la forza del bisogno di condivisione, di compensare affetti, di
compassione reale, di ascolto, a tenere unite le persone, ma se anche fosse è ben più dell'unione di solitudini, perchè ogni scambio genera una ricchezza nuova, quella che scaturisce dal confronto, dagli effetti degli stimoli che le interazioni portano. I sentimenti, è vero, sono volatili, ma io non voglio credere che solo i rapporti che soddisfano un bisogno preciso possano durare perché l'
affetto è disinteressato. Anche se è vero che se una delle due persone smette di alimentare l'amicizia alla lunga questa si esaurisce, ma questo testimonia solo che l'amicizia è qualcosa di vivo, che va alimentato,
disinteressatamente.
Prima ho scritto che leggevo sofferenza nelle parole della mia amica: quando è capitato a me di fare di questo tipo di pensieri ero turbata, arrabbiata, triste. Un tempo avrei detto delusa, ferita, poi
l'incontro con la CNV mi ha fatto riflettere sul fatto che che non sono sentimenti veri ma accuse indirette, a qualcuno che ci avrebbe fatto soffrire. E... non siamo forse stati noi a dare a quelle persone la possibilità di ferirci?
Negli ultimi anni ho molto riflettuto su questo punto e ho capito che non dobbiamo mai de-responsabilizzarci dei nostri sentimenti e bisogni, insomma
la mia felicità ho imparato a duro prezzo a non delegarla a nessuno: voglio essere solo io a tenere il timone sulla rotta verso la felicità e l'equilibrio (
maniaca del controllo, penserà qualcuno, ma non è così, è solo
la mia strategia)!
La teoria è incredibilmente rivoluzionaria per certi versi, o forse è rivoluzionario riuscire ad applicarla: noi e solo noi permettiamo a qualcuno di partecipare al nostro mondo emotivo, senza barriere e protezioni, assumendocene i rischi ma anche le responsabilità.
Possiamo decidere di
svoltare e tornare felici quando un rapporto smette di darci gioia, adottando strategie adeguate. E qui dove va a finire il
disinteresse, l'affetto per l'amico? Alcune scelte che vanno in direzione di farci stare meglio saranno sofferte, il discorso sarebbe lungo e complesso, ma la sintesi è che
ubi maior... insomma, a volte certi rapporti vanno troncati, o interrotti, almeno finchè non si è in grado di gestirli con equilibrio, perchè l'empatia è qualcosa che prima di offrire si deve riservare a sè stessi.
E' un pensiero razionale, si sfiora il paradosso parlando di affetti, di sentimenti, in questo modo me ne rendo conto, come è razionale, anzi
addirittura scientifico, nei toni e nell'impostazione, il testo sulle
politiche per la felicità sopracitato. Alla prima lettura mi è sembrato stridente - o almeno così ho sentito io - valutare un tema come la felicità in questo modo, ma è bene esser concreti: la felicità
è qualcosa di troppo prezioso, va predisposta, va coltivata, va protetta, va
vissuta. In concreto, poi, e lo sappiamo tutti per esperienza, i
sentimenti (e non le persone che li suscitano) a volte fanno il nostro
cuore a brandelli senza che possiamo fare molto se non vivere a fondo quel tormento, per liberarcene ed essere di nuovo felici, ma se ci penso bene tutto torna: così
la felicità sembra a portata delle nostre scelte, e magari lo è davvero.
Voglio crederci.
Cosa ci rende felici?
Condividere cose significative, diceva il famigerato documento, la cui idea è meravigliosa, superando la forma un po' rigorosa per descrivere qualcosa di così volatile - meravigliosamente volatile, aggiungerei - nei contenuti ci sono tanti spunti.
Con la
condivisione torniamo all'
amicizia, quindi, e al suo ruolo importante nella
felicità, e alle righe un po' arrabbiate della mia amica (
...lo sapevi che questo mi sarebbe risuonato dentro per un po' e che ci avrei meditato sopra fino ad essermi chiarita le idee, quanto mi fai "lavorare mentalmente" e sto pure cercando di palrare "la tua lingua"! :) )
Io credo molto nell'amicizia, malgrado tutto.
Dopo alcune rotture
importanti ho provato una buona dose di rabbia, poi dolore, quindi
tristezza per le tante riflessioni che sono seguite. In certi rapporti spezzati ho trovato
pezzi di me che cercavano di incastrarsi, di nascondersi, di rifugiarsi, in ultima analisi un'
identità (
Pezzettino docet). Non mi rassegno facilmente al fatto che non si possa continuare a essere amici, che anche quando le scelte personali sono diventate troppo diverse non possa sopravvivere almeno per affetto un rapporto minimo. E mi stupisco ogni volta che osservo lo sgretolarsi di quel feeling speciale, soprattutto nei casi in cui è sparito senza un apparente motivo. Ci posso star male a lungo, lo sento proprio come un fallimento personale, specie se credevo molto in quei rapporti, ma è vero che il tempo guarisce tutte le ferite, che
l'energia vitale, la spinta alla felicità, che è in noi ha sempre la meglio e
ci regala la forza e la curiosità per fare esperienze nuove. A posteriori posso dire che è stato istruttivo e molto utile riflettere su certe rotture, perché alla fine sono arrivate nuove
consapevolezze e ho visto quei rapporti con occhi diversi, evidentemente non erano vere Amicizie, più probabilmente finite certe condivisioni si sono semplicemente esaurite e i legami si sono rivelati meno forti di quanto credessi, e ho capito qualcosa in più su di me.
Al di là di riflessioni ed etichette, avrei evitato certe dolorose esperienze, questo sì, e a volte penso ancora che aprirsi a nuove amicizie sia un rischio se vivi i rapporti intensamente, se ti sveli,
se ti metti in gioco davvero.
Eppure non ho dubbi, ho ancora voglia di conoscere nuove persone, di condivider esperienze, meglio se significative, di imparare, di confrontarmi, di esplorare nuove parti di me, senza però perdermi per strada e senza fretta, e
se amicizia sarà ben venga!
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| Best Friends, Todd Parr |