venerdì 26 agosto 2011

Libri: viaggio nel tempo dalla Palestina ad Israele in un romanzo struggente


Quest'estate ho avuto modo di leggere quei libri, un po' impegnativi, che da mesi tenevo sul comodino, in attesa avere “spazio mentale” giusto. L'attesa è stata ripagata, li ho divorati in poche notti: libri intensi e appassionanti.

Il primo di questi libri è Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa, di cui voglio parlarli nell'odierno Venerdì del libro
Entra a pieno titolo tra i libri davvero duri ma importanti che ho letto, perché da chiavi di lettura preziose, almeno per me, della cronaca internazionale, aiuta a comprendere realtà troppo lontane e complesse per essere immaginate.

Lo stimolo per iniziarlo è stato un recente viaggio di lavoro di mio marito in Israele: di questo Paese so il poco che ho studiato all'Università (della sua tormentata storia si parla in poche pagine, ma si intuisce che sia impossibile capirla senza approfondire) e qualche lettura per mio conto. La scomparsa di Vittorio Arrigoni mi aveva già stimolata a cercare di capire cosa accade nei Terrtori (di troppe terre lontane sappiamo il poco che i media ci raccontano, in genere lo stretto indispensabile e solo quando è coinvolto qualche connazionale), così quando un'amica me l'ha consigliato, l'ho comprato di impulso: dopo aver letto questo libro comprendo meglio il suo “restiamo umani”. Restare umani con una storia di violenza quotidiana e quanto ho letto alle spalle deve essere davvero difficile.

La storia di una famiglia si intreccia per quattro generazioni ai destini di uno Stato, la Palestina, dall'occupazione dei Territori ai giorni nostri.

Non è però un saggio di approfondimento storico o politico, bensì un bellissimo romanzo che parla di una saga familiare: la Storia, i conflitti e la ricaduta di dolore che comportano sono nitidamente raccontati, ma restano sfondo delle vicende umane di tanti esseri umani, tutti diversi, intense e appassionanti.

Il vero protagonista è in realtà l'Amore, declinato in tanti diversi modi e motore delle azioni degli esseri umani, delle scelte più importanti, di gesti eroici a volte. Si parla di quello tra uomo e donna che anima passioni che, a volte, riescono a travalicare rigide convenzioni e tradizioni millenarie; quello tra genitori e figli, forse il più forte tra quelli possibili, che non conosce confini e per il quale nessuno sacrificio è troppo grande; quello tra amici, che supera anche le differenze di credo e di cultura; quello tra (piccole) donne, che, unite dalla sorellanza nata da comuni esperienze dolorose può dare la forza per sopportare le ingiustizie del mondo o lenire i dolore più dilanianti; quelle tra un popolo e la sua Terra, un amore incancellabile che resta impresso nel cuore come un marchio a fuoco e scatena sentimenti forti quando un ricongiungimento è impossibile.

Il tratto poetico di alcuni passaggi dipinge una dimensione di incanto e idillio:
Non davano nulla per scontato. La loro era un'intimità istintiva, disinvolta, quel genere di amore di cui aveva parlato Fatima, che si tuffava nudo in se stesso e verso l'infinito, dove vivono le cose divine.

Questo romanticismo che fa sognare lascia però presto il posto alla cronaca di eventi tragici che annientano le vite dei protagonisti. Alcuni reagiscono congelando i propri sentimenti (la protagonista principale, Amal, americanizza il suo nome, che significa speranza, perchè sente di averla persa), incapaci di affrontare l'enormità di certe perdite.

Ogni giorno soffocavo la confusione dei cupi presagi notturni e mi sforzavo di vivere, la mente sempre sintonizzata sui notiziari. Composi e ricomposi numeri telefonici, contaminata dal terrore. (cut) Il mio cuore divenne metallo, piombato dall'inchiostro dei giornali e dal tono freddo degli annunciatori.(cut)
Così affrontai i doveri della maternità trattenendo quell'amore ardente dietro alle fredde mura della paura...(cut) ero già stata distrutta dalla perdita di tutti quelli che avevo amato.

Altri snaturandosi e imbracciando le armi per vendicare torti subiti, di una violenza inimmaginabile – ma tristemente documentata -.

Mi hanno colpita come un pugno allo stomaco queste storie, mi hanno anche aiutata a capire perché ancora oggi abbia luogo un conflitto, ignorato dai più, duro e sanguinoso che è destinato a portare ancora moltissimo dolore e molte morti.

Ogni parte rivendica un bisogno di vendetta, che non riesce a spegnersi, ma anzi ne genera di nuovo, e questo meccanismo purtroppo porterà solo a una catena infinita di nuove violenze.

Nelle ultime pagine però la speranza ritorna a fare capolino: Amy torna ad essere Amal rientrata a Jenin per far conoscere alla figlia le sue origini. L'amore per la terra, la sete di verità e conoscenza prevalgono su tutto, e anche se l'epilogo è  ben diverso da quello che ogni lettore segretamente ha sperato c'è qualcosa che induce a pensare che un'evoluzione diversa sia possibile, che forse un giorno questa catena di violenze avrà fine. L'Amore davvero è più forte di ogni cosa?

Sarà imprescindibile partire da una maggiore trasparenza su cosa stia accadendo in quelle terre lontane.



Leggendo pensavo che la qualità che mi fa riconoscere un buon libro, oltre ad un ritmo serrato che tiene incollati alle pagine, è il fatto che più che fornire risposte lasci con tante domande. Me ne facevo di continuo leggendolo, pagina dopo pagina mi ritrovavo continuamente a chiedermi perchè. Tanti troppi perchè senza risposta. Ho trovato perfetta la citazione di Rumi:

Come può una parte del mondo abbandonare il mondo?
Come può l'umidità lasciare l'acqua?
Ciò che ti ferisce, ti santifica...
Le tenebre sono la tua candela.
I tuoi limiti, la ricerca.

Potrei spiegarlo, ma romperebbe
la coperta di vetro sul tuo cuore,
e sarebbe ireeparabile.

Ti bastano queste parole,
o devo stillare altro succo da tutto questo?

La particolarità e il pregio più importante di questo libro è che l'autrice, che ha vissuto sulla sua pelle questi eventi, come scopriamo dalla sua biografia, non si schiera: non c'è la ricerca di un colpevole, ma la consapevolezza che ogni essere umano, indipendentemente dai suoi natali, dalla sua fede, ebreo o mussulmano che sia, da quale delle due parti sia nato tra arabi e israeliani, è comunque degno di rispetto e pietà, per la comune sorte segnata da una violenza di cui pochi occidentali sanno e per il peso delle colpe che i suoi avi hanno.

Il mondo non può permettere che questo continui.

Si dice una delle protagoniste.  
Lo penso anche io, anche se resto con la sensazione amara di non poter far molto, se non consigliarvi caldamente di leggere questo libro.

Gli altri Venerdì del libro sul mio blog sono qui.
Qui potrete trovare quelli di Homemademamma, che ha avuto questa meravigliosa idea, insieme alle istruzioni per partecipare all'iniziativa.


Arriverdeci al prossimo venerdì!


5 commenti:

  1. Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto! Bellisma recensione!!! Elena

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  2. Molto interessante! Me lo segno!

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  3. Lettura importante e tematica delicata. Io per il momento mi sto dedicando a qualche cosa di più leggero ma mi sembra una lettura interessante, da tenere in debito conto.

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  4. Mamma mia, una lettura impegnativa davvero.... La tua recensione è talmente bella e particolareggiata che, nonostante la durezza dell'argomento, invoglia a leggere questo libro per provare tutte queste sensazioni che hai provato tu e farsi suscitare in cuore tante domande al termine della lettura...
    Buon weekend!
    Maris

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  5. grazie a tutte per la visita e i commenti!
    grazie in particolare a Elena che me l'aveva suggerito.
    E' un libro bellissimo, leggetelo, vale la pena, ne sarete travolte...

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